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Il Labirinto di Petrella Tifernina

di Mario Ziccardi Il labirinto è un simbolo molto antico e universale lo ritroviamo tra le incisioni egizie, a quelle peruviane, da Cnosso alla Valcamonica, da Chartres a Lucca per citarne alcuni. Gli innumerevoli significati sono attribuiti all’ambiente e all’epoca in cui sono stati realizzati, se i periodi storici sono diversi, come abbiamo visto, i contesti sono spesso sacri o legati al simbolismo di un passaggio rituale come il più antico labirinto presente sul territorio italiano legato alla cultura dei Camuni, un popolo vissuto inVal Camonica (BS) nel IX secolo a.C. Il simbolo è generalmente legato al mito del Minotauro, infatti il più antico labirinto è stato rinvenuto a Pylos in un palazzo di origine micenea nel sud della Grecia; è famoso il graffito pompeiano della domus di Lucrezio dove si fa riferimento al mito legato a Teseo (fig. 1). La rigenerazione del significato nei secoli potrebbe essere il filo di Arianna che potrebbe far percepire l’importanza di questa figura; il Medioevo amava la simbologia e il labirinto venne presto adottato e cristianizzato. Il simbolo in ambienti sacri era fondamentale per la conoscenza da parte degli illetterati dei fondamenti della dottrina cristiana attraverso questi “libri di pietra”. In questo campionario di simboli medievali il labirinto unicursale ha un significato metafisico e trascendentale rappresentando la vita del cristiano che, seguendo l’unica Via giungeva alla salvezza e alla resurrezione: a una nuova vita.All’interno di edifici religiosi possiamo avere diversi tipi di rappresentazione del labirinto che differiscono per posizione, dimensioni, tecnica di realizzazione.Quelli pavimentali nelle grandi cattedrali francesi sono di dimensioni tali che venivano usati con preghiere e canti ma la deriva pagana, anche con riti legati alla superstizione, ne causò l’abbandono da parte dell’autorità ecclesiastica bandendone l’uso; In Italia esistono decorazioni labirintiche pavimentali ma sono di dimensioni più ridotte. Esistono decorazioni labirintiche realizzate in verticale su conci di pietra: scolpiti, incisi o dipinti. Conosciuti sono quello scolpito a Lucca o quello dipinto ad Alatri (Figg. 2-3). Petrella Tifernina è un centro abitato della provincia di Campobasso, dista dal capoluogo di regione circa 20 chilometri in direzione nord; il paese è situato nella media valle del fiume Biferno a destra del corso d’acqua a circa 650 metri sul livello del mare. Il territorio di Petrella è attraversato da una fitta retedi percorsi viari che hanno reso questo centro uno snodo di un certa importanza, inoltre, non è lontanodai percorsi tratturali principali quali il Lucera – Castel di Sangro e il Celano – Foggia. Non è escluso che illuogo di culto poteva essere una tappa importante di un percorso sacro verso San Michele Arcangelo sul Gargano o verso Gerusalemme.Il monumento principale di Petrella Tifernina è la chiesa di San Giorgio: l’edificio attuale è stato realizzatotra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII secolo probabilmente su precedenti preesistenze di inizio XI sec.ed è un pregevole esempio di architettura romanica che trova nella fabbrica particolari e inedite caratteristiche che contraddistinguono la sua unicità in un contesto rurale come storicamente appariva quello molisano.L’edificio cultuale ha pianta parallelepipeda con tre navate absidate (fig. 4), il presbiterio è rialzato, lasagrestia voltata a crociera, accessibile dall’abside della navata di sinistra, è visibilmente un corpoaggiunto e successivo alla costruzione della chiesa. Le particolarità all’interno della chiesa sonomolteplici: la forma della planimetria con le arcate delle navate laterali sfalsate; i capitelli, ognunodiverso dall’altro, sono scolpiti con figure e temi riconducibili sia al repertorio cristiano che quellomitologico e pagano la cui presenza in un contesto sacro ne rendono la simbologia e la tramaoscure e di difficile interpretazione. Tra queste la Melusina o sirena bicaudata simbolo pagano difertilità e la presenza di figure umane maschili con una cintura con un disco sulla schiena e il visorivolto verso essa. Tra i tanti simboli riconoscibili all’interno dell’edificio sacro, il labirinto è quello che è passato piùinosservato: è inciso sulla prima colonna a sinistra ad una quota di circa un metro e mezzo dalpavimento, ha dimensioni di circa quarantaquattro centimetri di larghezza e trentacinquecentimetri di altezza. Il labirinto in oggetto è del tipo “caerdroia”, unicursale a mano sinistra; ha undici corridoi nellaparte superiore dal centro. La particolarità più interessante è la parte inferiore rettilinea caratteristica propria di questa tipologia di labirinto (figg. 5-6). La datazione precisa è impossibile sui graffiti: un terminus post quem è sicuramente la costruzione dellachiesa e le modifiche barocche. Se prendiamo per sicura la realizzazione dopo l’edificazione della chiesa, molto probabilmente il graffito fu realizzato se non con l’accordo almeno con una certal’accondiscendenza da parte dell’autorità ecclesiastica coeva, l’impianto è coerente con il bloccolitico su cui è stata realizzata ponendo in essere un progetto studiato e voluto non è, in sintesi,un disegno incerto e frettoloso.La posizione, inoltre, è accessibile e visibile a chi entra dall’ingresso principale verso la navata disinistra ed è inverosimile che qualcuno, di nascosto, abbia realizzato indisturbato il graffito.

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I magi come i pellegrini medievali sulla scia di una “stella di luce”

di Cinzia Tamburrello Il fiore della vita scolpito in uno dei capitelli a destra (entrando) della chiesa S. Giorgio Martire a Petrella Tifernina, trova un corrispettivo tanto distante quanto interessante lungo la via Matildica del Volto Santo, un cammino alla scoperta dei territori di Matilde di Canossa, lungo 284 chilometri che attraversa in 11 tappe (con 3 varianti) il territorio di 3 regioni italiane (Lombardia, Emilia, Toscana), da Mantova a Lucca passando per Reggio Emilia.  Ancora una traccia della collocazione della chiesa di S. Giorgio martire lungo le direttrici delle vie che portavano in Terra Santa, naturalmente riferite alla via Francigena, che oggi si sviluppa lungo la direttrice di più regioni, il Lazio, la Toscana, l’Emilia Romangna, la Ligura, il Piemonte. Tale ipotesi trova un interessante documentazione nel testo del prof. Francesco BOZZA, “Petrella Tifernina e la Chiesa di San Giorgio: rilettura storica” (https://www.sangiorgiomartireonlus.com, 2018 pp. 32,33)  “la lettura interpretativa di un fascio di documenti databili, e datati, al secondo decennio del XIV secolo ha recentemente fatto emergere che Petrella, con la sua chiesa di San Giorgio, si trovava posizionato proprio ai margini di un percorso viario, che, proveniente da Civitanova e Frosolone (dove un tratto viene indicato “via francisca”), dopo aver attraversato, sotto Limosano, l’antico ponte sul Biferno, risaliva verso Petrella, per proseguire nella direzione di Ripabottoni e giungere, infine e dopo aver toccato Dragonara e Fiorentino (insediamenti nei quali vi sono elementi, come una porta di accesso ad una delle due civitas, che sono ugualmente collegati ad una “via francigena”), sia al santuario del Gargano e sia verso i porti pugliesi. E, del resto, solamente una posizione al margine di un’arteria stradale di rilievo potrebbe giustificare un edificio di culto così importante nella piccola Petrella.  Di rilievo tale che, oltre alle possibilità della frequentazione di pellegrinaggi, viene percorsa, certamente dopo il 10 giugno 1053 (ma, in precedenza, più di un’altra volta)data in cui tenne un placito “loco Sale, iuxta Bifernum fluvium” anche da papa Leone IX, quando, “cum contra Apulie fines pergens” (Chronicon Vulturnense), era diretto a Civitate per lo scontro con i Normanni del successivo 18 di giugno. L’ Arch. Erika Villamagna:“Homo Viator – Dagli antichi tracciati alle strade di San Giorgio”, nel ricostruire la viabilità della media–valle del Biferno, stabiliva una correlazione tra la collocazione lungo la vie di pellegrinaggio e determinati simboli da lei documentati; “abbiamo infatti la scritta “Christus nobiscum state”, inciso sulla colonna a destra della porta Nord, sulla terza pietra da terra, considerata una preghiera per la protezione della città dai terremoti e dalle calamità naturali. Scritta incisa sulla colonna a destra della porta Nord, sulla terza pietra da terra Inoltre le pietre crucisegnate che hanno la funzione di evidenziare l’arrivo in un luogo eminente. Posizionate sulle porte della città, segnano ai pellegrini l’arrivo nel luogo della purificazione. Incisioni sulla colonna a destra della porta Nord, sulla seconda pietra da terra, nella parte interna. Primo tra tutti il labirinto, inciso sulla prima colonna a sinistra ad una quota di circa un metro e mezzo dal pavimento, ha dimensioni di circa quarantaquattro centimetri di larghezza e trentacinque di altezza. Ha 11 corridoi, ed è la rappresentazione allegorica di una grande città dalle possenti mura. Abbiamo poi, inciso sulla stessa colonna, ad un’altezza maggiore, un graffito raffigurante due pavoni ed un pesce. I primi due animali, che aprendo la coda mostrano i 100 occhi di Dio, sono il simbolo dell’immortalità. Il pesce, invece, “ichthus” in greco, corrisponde alle iniziali di “Iesous Christos Theou Uios Soter”, ossia Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore” (https://www.sangiorgiomartireonlus.com/ambiti/studi-storici-e-culturali/tesi/pp 33,34,35). Già la comparazione del labirinto con altri come quello della chiesa di S. Pietro a Pontremoli, risultava essere una prova provata della collocazione della Chiesa San Giorgio martire sulle vie di pellegrinaggio, caso mai rappresentando una meta santuariale di notevole importanza: la presenza del labirinto, nelle chiese che costeggiavano la via Francigena, indica la via salutis (via della salute) il percorso iniziatico che conduce dalla soglia del tempio fino all’altare; si entra nel mistero del tempio e appena entrato il pellegrino si sente dentro il ventre di un’arca (non a caso la leggenda di Giona viene paragonata all’episodio dell’arca di Noè) che naviga sulle acque di questo mondo, ma in un altro tempo. A questo punto un altro simbolo, quello del fiore della vita sembra fornire un altro indizio interessante; una “rosa della vita” scolpita nel vivo della rocca rinvenuta dal CAI di Reggio Emilia nella stretta dell’Amarotto come riportato nell’articolo: “I simboli dei pellegrini medievali scoperti sulle rocce della torre dell’Amarotto” (agenzia redacon 31 agosto 2018https://www.redacon.it/2018/08/31/i-simboli-dei-pellegrini-medievali-scoperti-sulle-rocce-della-torre-dellamorotto). Sul piano simbolico il fiore della vita è l’icona della “via maestra”, interpretata come la “stella di luce ” che indicava ai pellegrini il  percorso per giungere alla “Salvezza”: accanto al fiore della vita vengono portati alla luce altri segni riconducibili  all’epopea dei grandi itinerari di pellegrinaggio medievale, incisioni situate a pochi metri dal tracciato della Via Matildica del Volto Santo, la quale individua diverse località tra le quali Pontremoli, la cittadina già citata .  stretta dell’Amorotto percorso dalla Via Matildica del Volto Santo La “rosa della vita” scoperta dagli esperti del CAI a lato della Via Matildica Icona del Sacro Monte, direttamente riconducibile all’epopea dei pellegrinaggi medievali. Tra le incisioni documentate dal  Comitato Scientifico CAI, le piu’ suggestive sono quelle che raffigurano il “sacro monte”  classiche icone figurative dei pellegrinaggi di Fede medievali, ampiamente diffuso come simbolo di vita e di luce . Il complesso incisorio della Torre dell’Amorotto costituisce quindi una delle piu’ importanti scoperte reggiane di testimonianze direttamente riconducibili all’affascinante scenario dei pellegrinaggi medievali che nel nostro appennino aveva quindi una insospettata importanza.  Dal nostro punto vista, il materiale fotografico e testuale tratto dall’articolo “I simboli dei pellegrini medievali scoperti sulle rocce della torre dell’Amarotto” , rappresentano una chiara allusione al simbolo del fiore della vita e alle rappresentazioni del Sacro Monte documentate da Erica Villamagna, interessante parallelismo che contribuisce a sottrarre la chiesa S. Giorgio martire, dal nimbo della dimenticanza per elevarne la grandezza a luogo di riferimento di fede e spiritualità.

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Labirinti tracce di spiritualità e fede nei Cammini di Gerusalemme

Di Cinzia Tamburrello Un’interessante parallelismo sembra svelare la funzione del labirinto rappresentato nel grafite della colonna di sinistra (entrando) della chiesa di S. Giorgio martire a Petrella Tifernina (fig. in alto a sinistra). Uno dei nostri lettori infatti ha segnalato il labirinto di Pontremoli (fig. in alto a destra), un paesino della Lunigiana (MS),  che custodisce nella Chiesa di San Pietro una lastra di pietra arenaria raffigurante un labirinto datato tra l’XI e il XII secolo. Oltre alla datazione altro indizio interessante, è rappresentato dal fatto che nel Medioevo la cittadina lunigianese era uno dei luoghi principali che sorgevano sulla via Francigena, la strada percorsa dai fedeli diretti verso le principali mete di pellegrinaggio; Roma, Gerusalemme e Santiago de Compostella.  Alla sommità del labirinto uno dei due cavalieri affrontati  ma non speculari, è affiancato da un drago che si morde la coda. Nel linguaggio simbolico il serpente che si morde la coda, è  allegoria dell’Eternità e nella fattispecie al termine  del labirinto  è inciso il monogramma di Cristo, fonte di immortalità. I due cavalieri potrebbero rappresentare lo scontro tra il Bene e il Male, alludendo alla battaglia delle fede che impegna il credente. La presenza del labirinto, nelle chiese che costeggiavano la via Francigena, indica la via salutis (via della salute) il percorso iniziatico che conduce dalla soglia del tempio fino all’altare; si entra nel mistero del tempio e appena entrato il pellegrino si sente dentro il ventre di un’arca (non a caso la leggenda di Giona viene paragonata all’episodio dell’arca di Noè) che naviga sulle acque di questo mondo, ma in un altro tempo. Come dice C. Demetrescu, in  Il simbolo pietra miliare della cristianità (relazione tenuta il 4 aprile 2000) « Il concetto di incarnazione del Verbo, su cui poggia tutta la simbolica del tempio cristiano, è illustrato con eloquenza in certe immagini medievali.  Così nel romanico l’abside e la cupola sono circolari, perché dedicati a Dio, mentre la navata, destinata al suo popolo, è rettangolare: Dio e uomo, spirito e materia s’incontrano nel tempo sacro e nello spazio terreno del tempio e della liturgia. […] L’importanza della soglia come dell’intero portale è immensa: l’ingresso delle chiese longobarde era custodito da arcangeli; potenti leoni difendevano i portali romanici dagli spiriti del deserto e dalle eresie. L’interdizione di entrare riguardava i nemici, i distruttori di fede, i falsi profeti, i falsi messia.» Dal portale inizia dunque il percorso, la via salutis, che conduce verso l’altare, guidato dalle pietre miliari dei simboli scolpiti sui capitelli, tutta la storia biblica del mondo sfila davanti agli occhi del pellegrino, ricordando l’epopea del destino umano. Nella chiesa di S. Giorgio martire a Petrella Tifernina, la prima prova iniziatica, che il pellegrino sembra dovesse affrontare era la prova del labirinto; un graffito all’inizio della navata ossia sulla prima colonna di sinistra di rara particolarità, è rappresentato da semicerchi concentrici sormontati da due volatili (=pavoni posti uno di fronte all’altro). I labirinti erano legati agli esercizi di devozione collegate a specifiche indulgenze, dotati di significato apotropaico e di esorcismo dalle potenze del male, come già avveniva nel mondo greco (soprattutto a Corinto sono stati rinvenuti labirinti scolpiti sulle case), o in Inghilterra dove all’esterno delle chiese sono stati allestiti veri e propri labirinti.  Il senso più profondo del labirinto è nella sua complicata tessitura, simbolo del mondo,  figura dell’esistenza umana, della difficoltà a ritrovarsi nelle spire della vita e della condizione umana. Secondo questa concezione, l’entrata nel labirinto è la nascita, mentre l’uscita è la morte; lasciato in balia di se stesso l’uomo è incapace di riconoscersi e si perde per dirla con Dante in una selva oscura, per ritrovarsi e fuoriuscire è necessario il filo di Arianna che secondo una risemantizzazione cristiana è la grazia. La presenza del labirinto autorizza ad ipotizzare che, Petrella fosse collocata lungo la via dei pellegrinaggi per Gerusalemme, non a caso i labirinti venivano anche detti Cammini di Gerusalemme essendo la città situata al centro del mondo. Il percorso del labirinto in alcuni casi sostituiva il pellegrinaggio a Gerusalemme e a questa pratica erano collegate delle indulgenze. Di forte valenza simbolica il labirinto rappresenta dunque, in chiave spirituale, il viaggio al centro del proprio essere, di cui il pellegrinaggio non è che l’aspetto esteriore.  Seguendo uno schema figurativo particolarmente ricorrente nelle sepolture e presso le tombe dei martiri, un interessante simbolo  sormonta il grafite di Petrella Tifernina; si tratta di due volatili affrontati che potrebbero essere pavoni, immagine dell’immortalità secondo la credenza  che le loro carni fossero incorruttibili, o colombe icona delle vergini che, radunate in gruppo nella chiesa sono inattaccabili dallo sparviero il quale può ghermirle solo isolandole.

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È un labirinto ‘Caerdroia’ il misterioso grafite della chiesa San Giorgio Martire

 IL LABIRINTO CHE NON DOVREBBE ESISTERE: IL”CAERDROIA” DI PETRELLA TIFERNINA (CB) IN MOLISE di Giancarlo Pavat Chi ha avuto modo di conoscermi, o ha seguito i miei lavori, saprà certamente che io intendo la “ricerca” come un lavoro di equipe, come un continuo confronto con altri ricercatori e appassionati, uno scambio di informazioni, curiosità, novità, a maggior ragione in un campo come quello delle ricerche sui labirinti, molti dei quali dimenticati dalla storia e dagli uomini e sperduti in siti e località fuori mano, poco note. Non basterebbe una intera umana esistenza per setacciare l’Italia al fine di scovare nuovi esemplari. Giocoforza, per poter avere un quadro il più possibile completo, non è possibile prescindere da una intensa opera e attività di condivisione. Ed è proprio in questo modo che un paio di anni fa venni a conoscenza dell’esistenza di un esemplare di labirinto rarissimo per il nostro Paese. Un Labirinto presente in una chiesa medievale del paese di Petrella Tifernina (CB) in Molise. Chiesa dedicata al cavaliere uccisore  di draghi per antonomasia: San Giorgio.     È stata la ricercatrice e scrittrice bergamasca Marisa Uberti a informarmi sulla scoperta di questo Labirinto ed a fare in modo che potessi mettermi in contatto con lo scopritore. Ovvero il giovane molisano Mario Ziccardi, studioso di Storia dell’Arte. “Petrella Tifernina è un centro abitato della provincia di Campobasso, dista dal capoluogo di regione circa 20 chilometri in direzione nord; il paese è situato nella media valle del fiume Biferno, a destra del corso d’acqua a circa 650 metri sul livello del mare. ll territorio di Petrella è attraversato da una fitta rete di percorsi viari che hanno reso questo centro uno snodo di un certo rilievo, inoltre non è lontano dai percorsi tratturali principali quali il Lucera-Casteldisangro e il Celano-Foggia”. Già da questa breve descrizione si intuisce come la località in cui si trova il Labirinto, fosse un punto di passaggio per viandanti, pastori, mercanti e, certamente pure, pellegrini. Il monumento principale di Petrella Tifernina è la chiesa di San Giorgio; vero e proprio gioiello artistico ed architettonico del Molise. Ma pure uno scrigno colmo di segreti e misteri. Basti pensare che secondo una accreditata leggenda locale, nel Medio Evo la chiesa avrebbe ospitato la Sacra Sindone prima che venisse portata in Francia. Non per nulla, nella navata sinistra è esposta una riproduzione a grandezza naturale del misterioso Sudario di Torino. “La chiesa fu edificata tra la fine del XII secolo e gli inizi del XIII secolo (e precisamente per volere del magister Epidius attorno al 1211) probabilmente su precedenti preesistenze (forse un antico luogo di culto sannita) ed è un pregevole esempio di architettura romanica che trova nell’edificio particolari e inedite caratteristiche che contraddistinguono la sua unicità in un contesto rurale come storicamente appariva quello molisano” spiega Ziccardi “L’edificio cultuale ha pianta parallelepipeda con tre navate absidate, il presbiterio rialzato come la sagrestia voltata a crociera accessibile dall’abside della navata di sinistra” Secondo l’architetto Calvani, direttore dei lavori di restauro del 1959, la zona absidale sarebbe stata costruita sulle strutture di un precedente edificio, impropriamente chiamato cripta di San Giorgio, conservandone anche l’orientamento originario. “Le particolarità all’interno della chiesa sono molteplici: la particolare forma della planimetria è inusuale nelle chiese in stile romanico”. Le tre navate sono separate da robusti pilastri di pietra, uniti tra loro da archi a tutto sesto; elementi disposti secondo un ordine asimmetrico. Certamente consapevolmente e deliberatamente cercato e voluto, il cui motivo, però ci sfugge. Quando nell’ottobre del 2015, dopo numerosi rinvii per svariati motivi ed impedimenti, sono riuscito a visitare la chiesa di San Giorgio, assieme all’amico Gaetano Colella (uno dei curatori di questo sito, nonché membro del “Mistery Team”) e ad Mario Ziccardi (che ringrazio per averci fatto da guida in quella splendida domenica d’ottobre), sono rimasto davvero colpito dalla cifra iconografica dei vari bassorilievi, sia interni che esterni, dell’edifico sacro. E mi riprometto di dedicarmi quanto prima ad uno studio approfondito dei messaggi nascosti che certamente veicolano. Vi sono infatti “Fiori della Vita”, Nodi di Salomone cruciformi, trisceli, doppie spirali, esseri zoo ed antropomorfi, creature fantastiche e mostruose, come la sirena bicaudata o grifoni. E ancora, Adamo ed Eva assieme al Serpente tentatore, protome bovine, i pavoni che si abbeverano alla Coppa della Vita. In pratica la chiesa di San Giorgio si presenta come una sorta di summa dei simboli dell’arte romanica; vi ritroviamo tutto il repertorio che l’arte sacra dell’Alto Medio Evo attinse dai miti e dalla simbologia pagana. E tra tutti questi simboli non poteva mancare quello del Labirinto. Si trova sul primo pilastro a sinistra per chi entra dall’ingresso principale, quello su largo canonico Fede. “Tra i tanti simboli riconoscibili all’interno dell’edificio sacro, il labirinto è quello che è passato più inosservato: è inciso sulla prima colonna a sinistra ad una altezza di circa un metro e mezzo dal pavimento, ha dimensioni di circa quarantaquattro centimetri di larghezza e trentacinque centimetri di altezza” sottolinea Ziccardi. Ma il Labirinto di Petrella Tifernina non è come tutti gli altri esemplari sparsi in giro per l’Italia. Costituisce un vero e proprio unicum. Infatti, al momento è l’unico esemplare noto nel nostro Paese riconducibile alla tipologia chiamata “Caerdroia”. Con questo termine vengono indicati in Inghilterra, e soprattutto nel Galles, dei particolari labirinti unicursali spiraliformi, riconducibili comunque alla tipologia “classica” ma caratterizzati dal fatto che alcuni tratti dei corridoi sono rettilinei. Lo evidenzia anche Ziccardi “La particolarità più interessante è la parte inferiore rettilinea, caratteristica propria di questa tipologia di labirinto”. Ma che cosa significa “Caerdroia”? Il nome potrebbe derivare dal gaelico “Cairn”, “carn”. Termine con cui si indica un cumulo di pietre posto a ricordo di qualche evento o personaggio, e contiene la radice celtica “car” o “kar”, riferito a pietra. Da cui, come ho spiegato nel libro “Fino all’ultimo Labirinto”, “i nomi di regioni italiane ed europee, rocciose o con aspri rilievi, che hanno visto una presenza celtica o di popolazioni ad essa affini prima della conquista romana. Come il “Carso” (il brullo altipiano alle spalle di Trieste), “Karst” in tedesco, “Kras” in slavo; oppure “Carnia” (“Cjargne” in friulano, la regione montuosa del Friuli-Venezia Giulia) o ancora la regione austriaca della “Carinzia”, “Kärnten” in tedesco; o la “Carniola”, “Krain” in tedesco, il nome medievale dell’attuale Repubblica di Slovenia. Mentre “Droia” sarebbe semplicemente la corruzione, appunto, del nome “Troja”. Quindi “Città di pietra” o “con le mura di pietra”. E

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